Stele funeraria egizia

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La stele funeraria in pietra calcarea, riferibile al I Periodo Intermedio (2200-2040 a.C.), richiama le diffuse stele a falsa porta che venivano incastrate nelle pareti delle tombe per assicurare le offerte e le preghiere per il defunto, anche in mancanza di parenti vivi che le facessero realmente. Secondo la tradizione religiosa dell’antico Egitto la porta, interpretata come soglia di passaggio, diventa luogo di contatto tra il mondo terreno e quello ultraterreno; il Ka, l’anima del defunto, può così entrare e uscire liberamente dalla tomba, transitando dal regno dei morti al mondo dei vivi e viceversa.
Di forma rettangolare a sviluppo verticale, la stele presenta un’iscrizione su cinque registri arricchita da una scena di offerta nella parte inferiore. I bordi in aggetto sui lati, tranne in quello inferiore, recano un’incisione a tratteggio verticale assimilabile alla tipica modanatura a gola egizia costituita da elementi ornamentali derivati dalla stilizzazione di foglie di palma. Il margine destro, più ampio, presenta una figura maschile fuori dalla scena centrale con un’iscrizione che recita: colui che ha la loro fiducia. Nello spazio figurato si distingue al centro il defunto Kewej (Khui) circondato da tre personaggi: il figlio maggiore, come rivela l’iscrizione fra i due (suo figlio maggiore, amato da lui, questo Negem-ipe), posizionato esattamente di fronte con profilo a sinistra nell’atto di offerta, e dietro il figlio più piccolo (suo figlio Imeb); la terza figura è la moglie Irit-ini nell’atto di annusare un fior di loto, simbolo di rinascita per la sua caratteristica di chiudere la corolla sprofondando nell’acqua la sera e di schiuderla riemergendo all’alba e orientandola verso il sole. È possibile datare la stele in base alla forma, al trattamento plastico del rilievo e ai costumi dei personaggi.
Per quelli maschili si notano i caratteristici gonnellini corti con grembiule triangolare (shendit), per la figura femminile una lunga tunica aderente. Le acconciature sono per tutti caratterizzate dalla tipica pettinatura a casco. La stele è di particolare interesse nell’articolazione dei cinque registri: i segni geroglifici sono tutti orientati verso destra, quindi secondo la teoria il testo andrebbe letto da destra a sinistra. In questo caso, invece, la lettura è bustrofedica (bous: bue, otrephein: girare, invertire): si procede in un senso fino al margine scrittorio e si prosegue nel senso opposto, secondo un procedimento «a nastro», con un andamento che ricorda quello dei solchi tracciati dall’aratro trainato da buoi.

“Un’offerta reale per Osiride,
che presiede gli occidentali,
signore di Abido.
affinché faccia un’offerta per l’amico,
soprintendente ai magazzini, Kewej,
che venera il grande dio.
un’offerta reale per Anubi
sopra la sua montagna,
che è il luogo dell’imbalsamazione,
signore della necropoli.
per lui, nella sua tomba occidentale,
l’amico, soprintendente ai magazzini, Kewej.
mille pani, mille birre, mille buoi, mille volatili,
mille vasi di alabastro, mille vesti a Kewej privilegiato
dal grande dio.
Sua moglie, Irit-ini, amata da lui,
unico ornamento del re, sacerdotessa di Hathor.”