Sezione Protostorica

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Intorno al 1200 a.C. improvvisamente i grandi villaggi dell’età del Bronzo della pianura padana vengono abbandonati: le cause di questo evento sono ancora oggetto di discussione tra gli studiosi. Ciò che si osserva è che alla fine dell’età del Bronzo (XII-X secolo a.C.) iniziano a delinearsi le culture archeologiche che a partire dalla prima età del Ferro (Golasecca, Paleoveneto, Villanoviano) controlleranno il territorio. Una parte della collezione proviene da alcune località dell’area gardesana (Barche di Solferino, Cataragna, Peschiera), altri dalla pianura bresciana e cremasca (Gottolengo, Mezzane di Calvisano, Gabbioneta), infine vi sono reperti da Asola e dai comuni limitrofi (Canneto sull’Oglio, Casalmoro, Casalpoglio, Castel Goffredo, Casalromano).
Il mondo etrusco guarda alla pianura tra gli Appennini e il Po sin dalla prima fase della sua civiltà, il cosiddetto periodo Villanoviano,  da un’importante necropoli (Villanova) nei pressi di Bologna (Felsina) costituisce il fulcro dell’espansione verso il nord Italia. Questi primi contatti sono documentate dalle fibule con arco serpeggiante e staffa a disco delle sepolture di Fontanella Mantovana e conservate in museo.
L’area padana diventa una cerniera tra culture: Etruschi, popoli celtici e mercanti greci. Ad Adria (dall’inizio del VI secolo a.C.) e Spina (dalla fine dello stesso secolo), empori commerciali di fondazione greca ed etrusca, sfruttano il collegamento tra il mare Adriatico e l’interno attraverso il delta del Po a contatto poi con gli insediamenti celtici della Cultura di Golasecca a ridosso del fiume Ticino e delle sponde dei laghi prealpini; il mondo etrusco trova una via di penetrazione lungo l’asse del Mincio, dove sorgono a partire dalla seconda metà del VI secolo i centri del Forcello di Bagnolo San Vito e di Mantova.
Con il mondo etrusco la Civiltà di Golasecca ha un intenso rapporto culturale, in particolare durante l’epoca orientalizzante e arcaica (VIIVI secolo a.C.) tanto da assumerne l’alfabeto, in una variante nord etrusca, per la realizzazione dei propri testi scritti.  Individuati nelle fonti come stirpi guerriere sono caratterizzati da corredi con elmi, scudi e schinieri per la protezione personale e da punte di lancia e di giavellotto per il combattimento ravvicinato. Oltre alle armi sono presenti ornamenti caratteristici dei corredi celtici, come i torque in bronzo e in argento, tra cui un esemplare a tamponi, i bracciali, alcuni con decorazioni a globetti, e gli anelli gemini. Altro oggetto tipico è rappresentato dalle cesoie, documentate anche nei corredi che rivelano l’ormai completa romanizzazione delle popolazioni locali. La ceramica è presente in forme miniaturistiche, ampiamente diffuse nei contesti celtici dell’Italia settentrionale.
Con l’espansione romana, la costruzione di grandi strade consolari, la fondazione di colonie e la realizzazione d’insediamenti di piccole dimensioni, il controllo del territorio diventa sempre più capillare.
La fondazione nel 218 a.C. delle colonie di Piacenza e Cremona per il controllo sul Po e sui territori di pianura e la costruzione della via Emilia e della via Postumia, portano ad un controllo sempre più forte su queste nuove aree. I gruppi di Galli Cenomani, a est dell’Adda, sono costretti ad accettare una forzata alleanza con la nuova potenza con l’avvio di un forte processo d’integrazione, che li porta ad assumere oltre alla cittadinanza anche numerosi tratti della cultura romana. Si registrano così produzioni tipiche dell’Italia centrale come la ceramica a vernice nera e in alcuni casi la presenza di caratteri nord-etruschi adottati nelle iscrizioni in lingua celtica: un esempio la patera (piatto dalla forma aperta) da Casalmoro, con la doppia scritta proprio in quell’alfabeto.
Anche i nuovi arrivati acquistano elementi della cultura locale: si spiega così la permanenza di prodotti caratteristici della tradizione celtica in corredi funerari ancora nel corso del I secolo a.C., come nella necropoli in località fondo Pasquali a sud est di Asola: dodici sepolture (sia in fossa che con cremazione), databili tra i secoli I a.C. e I d.C. con oggetti celtici, come il vaso «a trottola», vasi miniaturistici di ceramica depurata, un coltello e alcune cesoie in ferro, accanto ad altri d’ambito romano, quali ceramiche a vernice nera, a pareti sottili, balsamari in vetro, monete in bronzo.
Elementi attinenti alle due culture anche nella necropoli di villa Fiorita nei pressi di Sorbara, dove sono state rinvenute tombe a pozzetti circolari contenenti i resti della cremazione: ceramica di tradizione celtica s’affianca a imitazioni di quella a vernice nera, oltre a accessori celtici, come il coltello in ferro e i vaghi di collana in pasta vitrea.