Otello Bernardi

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La pittura di Otello Bernardi (1907-1981), attivo tra Bergamo, Brescia, Canneto sull’Oglio e Asola, dove si trasferisce nel 1955, accoglie i contributi non solo della cultura pittorica italiana dagli anni Venti e Trenta all’Informale, ma anche di quella francese dagl’Impressionisti a Cezanne, filtrata attraverso l’opera di Modigliani e Picasso.
La significativa mostra asolana nel 2005, che ha comportato la donazione al museo civico da parte di collezionisti privati di alcune opere, ha permesso di ricostruire il panorama complessivo della sua produzione in cui si coglie una predilezione per il paesaggio e uno sperimentalismo del linguaggio che caratterizza il periodo dagli anni Trenta ai Settanta. L’ultimo decennio della sua attività appare più lineare: la pittura di paesaggio si fa predominante in una dimensione lirica dal segno più grafico.
La sua partecipazione in più occasioni al premio Bergamo lo apre negli anni Quaranta alle influenze del gruppo Corrente: Cassinari, Birolli, Molrotti dai quali riprende il linguaggio basato sulla materia avvicinandosi alla cultura informale.
Tra la fine dei Cinquanta e l’inizio dei Sessanta si colloca il momento di massima sperimentazione che si concretizza nella realizzazione di collage, confermando l’attenzione dell’artista ai molti apporti della cultura figurativa italiana ed europea: Braque, Picasso, Burri. Per Bernardi, tuttavia, quello dei collage è il limite estremo, il ritorno all’ordine è evidente già a partire dal Sessanta in coincidenza col suo trasferimento ad Asola. È il periodo in cui espone al premio Suzzara rivolgendo i suoi interessi al mondo dei lavori agricoli.
La vasta produzione di Bernardi denota un profondo amore per l’arte nei diversi suoi linguaggi e materiali, affiancando alla pittura la dedizione alla ceramica, con la consapevolezza che la creatività deve investire tutti gli ambiti dell’esistenza, secondo l’insegnamento di Depero e del contemporaneo Gio Ponti. Partecipa anche a manifestazioni importanti quali la IX Triennale di Milano del 1951 e l’industria ceramica gli permette di entrare nella sfera del quotidiano attraverso l’arredo e gli oggetti d’uso.