Museo parrocchiale “Paolo Tosio”

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Non tutte le opere del Museo parrocchiale “G. B. Tosio” sono esposte presso la sede del museo civico, alcune rimangono in cattedrale e utilizzate nella liturgia.  La Chiesa asolana visse un lungo periodo di autonomia: dal 1507, anno nel quale venne elevata alla dignità di “insigne Collegiata”, fino al 1796 quando G. Battista Tosio ottenne dal vaticano il titolo di prelatura nullius dioecesis subdita, durato fino al 1818, quando Pio VII l’aggregò alla diocesi di Mantova.  Nella fase di indipendenza all’abate commendatario competevano prerogative e autorità vescovili. La città e le dodici chiese del territorio circostante formavano una piccola diocesi autonoma. Ancora oggi la Chiesa è comunemente chiamata Cattedrale. Il grande ritratto dell’abate Tosio, con gli abiti e le insegne vescovili, raffigura la bolla di indizione dell’autonomia della Chiesa asolana e rappresenta un’interessante veduta della fortezza di Asola. Tre belle statue lignee di diversi periodi continuano il percorso espositivo: una Madonna (forse quell’Annunciata, opera del XVI secolo di Clemente Zamara, commissionata insieme a un angelo per essere collocata al vertice della cassa organaria in Cattedrale), un San Giuseppe (XVII secolo) e una Santa monaca. Alle pareti, quattro Sibille di gusto rinascimentale, provenienti dalla chiesa di Santa Maria: la Frigia, l’Ellespontica, la Cumana e la Samia.
La devozione ai santi è il tema conduttore della terza e quarta sala. Accanto a immagini relative alle figure più care alla pietà del popolo cristiano, compaiono testimonianze legate alla vicenda storica locale. Spiccano quattro tele di Alessandro Bonvicino detto il Moretto, artista bresciano del XVI secolo. Parte di un ciclo di otto dipinti a tempera databili tra il 1530 e il 1540,  non è nota l’originaria collocazione. Esse sono menzionate solo a partire dai primi anni del Seicento, quando vengono ricordate come ornamento della loggia annessa al palazzo comunale, edificata nel 1610. È probabile che provenissero dal precedente palazzo pubblico, essendo diffusa la consuetudine di decorare anche gli edifici destinati alle attività di governo con soggetti legati alla devozione cittadina. A causa delle precarie condizioni di conservazione, attorno al 1620 furono spostate in Cattedrale. In esposizione possiamo ammirare un’Annunciazione con ai lati il Profeta Isaia e la Sibilla Eritrea, mentre nei depositi si trovano in attesa di restauro San Girolamo, San Giuseppe, Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Antonio di Padova (o, secondo una recente interpretazione, il beato Roberto da Asola). L’ultima sala è dedicata alle confraternite, organizzazioni laicali ben radicate nella comunità asolana. Da segnalare due sculture del XVI secolo in legno dipinto, raffiguranti i Disciplini in preghiera, e una bella croce astile del XV secolo, realizzata in lamina d’argento sbalzato su legno. Essa presenta nel recto una crocifissione e nel verso la Madonna della Misericordia, con la schiera di Disciplini sotto il manto.