Luigi Impaccianti

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Di Luigi Impaccianti si hanno poche notizie biografiche. Nato a Roma nei primi anni dell’Ottocento, figlio di un avvocato, luogotenente del governo di Roma,
si forma autonomamente o presso qualche bottega. Da fonti d’archivio s’apprende che nel 1829 non supera l’esame d’ammissione alla scuola dell’Accademia di Santa Luca per la sua «poca abilità nel disegno» e che viene riammesso a frequentare il corso accademico di nudo in Campidoglio l’anno successivo, come testimonianza di stima al padre del giovane, che tuttavia disdegna il percorso formativo ad hoc pensato per lui abbandonando definitivamente la scuola.
L’attento studio della produzione ha consentito di circoscrivere la sua intensa attività tra il 1825 e il 1882 e di distinguere dal gruppo di opere finora assegnate all’artista romano quelle eseguite da diversi artefici, in prevalenza appartenenti alle correnti del Neoclassicismo e del Purismo. I temi affrontati nella sua lunga carriera artistica vanno dalla nostalgia neoclassica per il mito greco e romano rivisto secondo l’ideale winkelmanniano che travalica la mimesi del naturale per riproporre una verità ricomposta dalla sintesi della mente, ai temi di storia antica
generalmente tratti dalle sacre scritture: sentimento religioso, fiducia nella Provvidenza, esempi testimonianza di virtù e prassi di vita, concetti tipici del Purismo. All’interno della sua opera degni di nota sono i nove fogli inerenti alla processione del Corpus Domini dell’anno giubilare 1825. Un lavoro di cronaca puntigliosa, un racconto di storia contemporanea, in cui il corteo è registrato nei diversi momenti senza nessun giudizio morale. Lo scopo principale è quello di illustrare un aspetto di vita religiosa in cui i protagonisti sono il popolo romano
con le sue classi sociali, le guardie svizzere, i soldati austriaci e papa Leone XII. Altre opere del corpus delineano il contesto artistico in cui si forma l’Impaccianti con maestri quali Francesco Sabatelli, Michael Köck, Giovanni Sanguinetti e disegni riconducibili alla scuola di Tommaso Minardi e di Johann Friedrich Overbeck, artisti legati ai Nazareni e in seguito ai Puristi. Esprimono nelle loro opere l’esigenza di un rinnovamento contro l’accademismo classicista, affermando una immagine di arte lontana dagli schemi formali, una pittura che si accosta
alla dimensione della natura coniugandola con l’aspetto estetico.
Il tema religioso viene presentato come manifestazione quotidiana, figure sacre sospese in un’atmosfera elegiaca e rarefatta tipica di Raffaello, Perugino e Pinturicchio.