L’Assedio di Asola 1516

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L’assedio di Asola” è una riproduzione in misure originali, donata dalla Pro Loco al Museo, di un quadro attribuito al Tintoretto. L’opera, realizzata tra il 1544 e il 1545, esposta nel Museo Nazionale di Poznań in Polonia e di proprietà della Fondazione Barbara Piasecka Johnson fino al 2014, anno di morte dell’ereditiera. Il telero è stato venduto ad un’asta di Christie’s proprio in quell’anno.

Il dipinto, legato alla storia di Asola, viene commissionato a Venezia dalla nobile famiglia dei Contarini intorno alla metà del XVI secolo come motivo d’orgoglio da parte della famiglia nella difesa della città.

L’assedio del 1516 è rappresentato in due scene differenti: una con la battaglia e la fortezza sullo sfondo e l’altra con la consegna dello stendardo al Provveditore Francesco Contarini da parte di quattro notabili asolani come segno di riconoscenza per la vittoria. L’allora Provveditore, infatti, riesce a tener testa alle truppe di Massimiliano I, impedendo a queste di impossessarsi della piazzaforte. La ricerca storica sul quadro prende spunto da una stampa fotografica dell’Archivio Alinari di proprietà civica databile al 1938.

L’opera frutto di una committenza privata rimane nel mercato collezionistico italiano fino agli anni Quaranta del XX secolo, nella fattispecie, così come attesta la stampa, nei beni della famiglia fiorentina Contini-Bonacossi. Alla morte del Senatore Alessandro Contini Bonacossi viene venduta dagli eredi e i numerosi spostamenti dovuti ai diversi acquisti da parte del mercato collezionistico ne fanno perdere le tracce. Il quadro espatria in America, nella collezione Stanley Moss Collection, e dopo varie aste viene acquistato dall’ereditiera Barbara Piasecka Johnson di origini polacche e rimane di sua proprietà fino alla morte nel 2014. Verrà poi venduto ad un’asta di Chistie’s lo stesso anno.

Il momento storico dell’assedio, rievocato anche attraverso il cartiglio raffigurato in basso a destra, è ricordato anche dal Mangini: “Calatovi poscia con tutto l’esercito, l’investì con formale attacco, et, perfetionate le linee di circonvallatione e trincere, fece alzare contro la piazza quatro batterie di otto pezzi di canon l’una, cioè una contro Porta Fuori, sopra un dosso, la seconda contro Porta Chies, la terza e più riguardevole a Porta di Sopra, di sopra alli mulini […] e la quarta contro la rocca. Avanti però di far batter la piazza spedì un araldo osia trombetta a chieder al proveditore Contarini la piazza et a far intender a’ cittadini che si rendessero alla clemenza cesarea […]”. La descrizione dello storico continua attraverso le parole del condottiero di ventura Riccino Daina che esalta la forza del popolo asolano nella difesa del territorio: “Non sono mai per arendersi gli Asolani al nemico […] anzi sono pronti di mostrarli la facia e difendersi con l’armi in mano […]”. Il cavaliere, distintosi anni prima nella battaglia di Agnadello, insieme ad Antonio Martinengo, al comando di millequattrocento soldati e cinquanta cavalieri leggeri, riesce a proteggere la città costringendo le truppe imperiali alla resa. La vittoria è ricordata ancora oggi attraverso uno degli altari della locale Cattedrale di S. Andrea: l’altare di S. Giuseppe. Le truppe battono in ritirata il 19 marzo giorno dedicato al Santo e come voto viene fatto erigere un altare decorato con una pala attribuita a Giovanni e Bernardino da Asola raffigurante l’Adorazione dei pastori con S. Giuseppe in posizione centrale.