Collezionismo e meraviglia

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Una passione, quella del fondatore Goffredo Bellini (1870- 1947) , che si può collegare alle secentesche e settecentesche Wunderkammern, camere delle meraviglie, in cui l’obiettivo primario è la conoscenza della realtà naturale dove tutto lo scibile può essere studiato e la raccolta diventa punto di raccordo tra le meraviglie create dalla natura (naturalia) e quelle prodotte dall’ingegno umano (artificialia). Un’ideale di cultura enciclopedica, in cui gli oggetti antichi sono accostati a curiosità naturali, strumenti di uso quotidiano, reperti archeologici.

L’orgoglio civico del Bellini e il suo amore per Asola sono alla base della decisione di rendere pubblica, intorno agli anni Venti, la sua raccolta privata con l’intento primario di valorizzare l’identità cittadina locale e di esprimere il proprio approccio alla conoscenza.

Goffredo Bellini (1870- 1947)

Il Bellini nasce a Castel Goffredo, sposa Erminia Bordin e nel 1896 si trasferisce ad Asola per occupare l’incarico di segretario della Congregazione di Carità con sede nell’allora Palazzo del Monte dei Pegni. I documenti presenti nell’Archivio Storico comunale non illustrano l’esercizio collezionistico privato del Bellini, è  il museo stesso a testimoniare questa attività piuttosto eterogenea, senza particolari specializzazioni, tuttavia con alcuni spiccati interessi.  Dai rendiconti economici così come dagli scambi di lettere ben si delinea la frequente attività di acquisto e scambio con collezionisti e raccoglitori privati e con altre istituzioni museali. In un inventario manoscritto riusciamo a delineare il progetto d’allestimento da lui ideato; la ricca collezione privata viene organizzata in un percorso di visita con sette sezioni distinte: 1) Sala archeologia e quadri; 2) Locale dei marmi; 3) Sala medio evo; 4) Sala delle armi e mobili; 5) Sala cimeli di guerra; 6) Sala autografi, libri e stampe; 7) Sala di storia naturale; a queste si aggiungeva una distaccata Galleria dei quadri.

Il racconto del fondatore del Museo può essere approfondito attraverso i ricordi di Annalisa Antonini Grossi a questo link.