Fondo fotografico

>

La collezione comprende un importante fondo di oltre trecento stampe fotografiche e fotomeccaniche, realizzate con tecniche differenti, databili dagli ultimi decenni dell’Ottocento all’inizio degli anni Quaranta del secolo successivo. Essa riflette appieno, nell’eterogeneità dei soggetti, dei formati e delle tecniche, la complessità degl’interessi del collezionista, la sua passione per la cultura intesa in
senso ampio, l’attenzione per la dimensione estetica oltre a quella storica e scientifica.
Tenendo sempre presente la duplice funzione, collettiva e di memoria privata dei materiali, Bellini raccoglie una serie d’immagini che vanno dalla ritrattistica ufficiale di personaggi pubblici (regnanti, politici, ecclesiastici, protagonisti del mondo dell’arte e della cultura) a quella di carattere personale, dalle vedute di città d’arte alla documentazione archeologica ed etnografica, nonché un’importante
nucleo di fotografie riferibili alla Grande Guerra e alla successiva espansione coloniale.
I decenni coperti dalla raccolta sono cruciali per lo sviluppo del linguaggio fotografico e dei sistemi di diffusione delle immagini. Le innovazioni riguardano i materiali per la ripresa e la stampa, il perfezionamento tecnico delle apparecchiature così come la ricerca estetica. Le direzioni verso cui si muove la fotografia sono quelle di una sempre maggiore rapidità di ripresa, della ricerca di materiali sicuri e di semplice utilizzo, del miglioramento qualitativo, di una diversificazione e moltiplicazione del loro impiego strumentale. Questi sviluppi rispondono a una precisa e crescente domanda di riproduzioni da parte della cultura occidentale, che riflette una duplice concezione del mezzo: da una parte si promuove l’utilizzo sempre più massiccio della fotografia come sussidio e documentazione di base per gli studi umanistici (archeologici e storico-artistici soprattutto) e scientifici (etnografici, urbanistici, naturalistici); dall’altra si stabilizza l’idea di una tecnica artistica autonoma, destinata alla produzione di opere che si pongono sempre più dichiaratamente sullo stesso piano di quelle pittoriche e grafiche.
Tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi del Novecento, uno dei contributi sostanziali del nuovo mezzo è rappresentato dalla sua diffusione alla portata di tutti, per la costruzione di racconti a carattere individuale o familiare: strumento di esplorazione e condivisione di una visione personale del mondo.