Etnoantropologia

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L’attuale allestimento di questa sezione si rifà alla «Sala armi e mobili» dell’inventario del Bellini, esponendo una parte della raccolta originaria con l’aggiunta di donazioni che il museo nel tempo ha acquisito.
Una forte rappresentanza all’interno della collezione è data dai mezzi di misurazione legati senza dubbio alla storia di Palazzo Monte dei Pegni (stadera con tramoggia in rame per la pesatura del sale, quattro pesi in bronzo con leone di San Marco) .
Una serie di forme e controforme di strumenti musicali a corda testimoniano l’attività della ditta artigiana di Azzini Giovanni (prima metà del Novecento), specializzata nella produzione di mandolini, mandole e chitarre, come descritto nell’opuscolo pubblicitario della famiglia, fin dai primi anni del Novecento. Fortemente legato al contesto locale un cannone grandinifugo, utilizzato per sparare alle nubi per evitare la grandine, rimanda al lavoro agricolo.
Il percorso si concentra poi sui mestieri femminili e in particolare sulla tessitura: una matassatrice della seconda metà dell’Ottocento per l’avvolgimento del filo e un incannatoio per trasferirlo dalla matassa al rocchetto adatto all’orditura. Il telaio ligneo a mano, anch’esso dello stesso periodo, a due licci con cassa battente sospesa in alto, era utilizzato per la produzione di bordure per biancheria e di bende. Artigianalmente si tessevano fibre di lana, lino, cotone e canapa, spesso combinate fra loro, le quali necessitavano di ulteriori trattamenti preliminari per poter essere ridotte in filo. La lana, dopo la tosatura degli ovini, doveva essere lavata; i fusti di canapa e lino, dopo l’estirpazione delle piante e l’estrazione del seme (per il lino), erano sottoposti a operazioni che rendevano possibile la separazione delle fibre tessili da quelle legnose: i cardatoi esposti erano atti a districarle, allinearle, scioglierne i nodi, eliminando le ultime impurità e trasformando la materia grezza in un semilavorato. A testimoniare il passaggio dalla cultura del manufatto al prodotto industriale è la macchina da cucire Necchi del 1947. L’azienda raggiunge fin dagli anni Trenta una posizione preminente nel panorama italiano del settore e lo sviluppo continua dopo la seconda guerra mondiale, facendo della Necchi una delle industrie in grado di competere sui mercati internazionali. Negli anni Cinquanta inizia la collaborazione con Marcello Nizzoli, designer costantemente aggiornato sulle più interessanti sperimentazioni linguistiche delle avanguardie europee, dal cubismo a De Stijl, dal costruttivismo alla nuova oggettività, che crea i modelli Supernova e Mirella.