Edizioni Aldine

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Tutti conoscono le vicende legate all’invenzione della stampa a caratteri mobili compiuta intorno al 1455 dall’orafo Johannes Gutenberg, ma pochi sono consapevoli del ruolo attivo e importante che Asola e alcuni suoi cittadini hanno avuto nella diffusione di questo innovativo processo industriale. Nella seconda metà del XV secolo la cittadina è un avamposto militare assoggettato ai domini della Repubblica di Venezia e non vi è centro più adatto alla sperimentazione di questa nuova attività che la città lagunare, importante crocevia commerciale e potenza mercantile dove materie prime come la carta e i capitali delle grandi famiglie patrizie abbondano. Città culturalmente vivace, libera e lontana dalla censura dell’inquisizione cattolica.
La novità di Gutenberg arriva in laguna intorno al 1469 portata dai tipografi tedeschi Giovanni e Vindelino da Spira. Negli anni i numerosi stampatori pubblicheranno, nei primi anni del Cinquecento, oltre quattromila edizioni, circa un ottavo di tutta la produzione libraria europea. Degna di nota è l’attività del francese Nicholas Jenson, inseritosi nel mondo della stampa veneziana con un forte spirito imprenditoriale sviluppato alla zecca del regno di Francia. Egli fonda una vera e propria azienda editoriale con marca tipografica, avviando una vastissima produzione in società con altri stampatori. La stamperia, rimasta al socio dopo la sua morte, viene acquistata nel 1487 da Andrea Torresani. Nato a Asola nel 1451, si trasferisce a Venezia intorno al 1470, dove fa l’apprendista probabilmente presso lo stesso Jenson. Dotato di spiccato istinto imprenditoriale e anche d’ingenti capitali, Andrea riesce ad assicurarsi tutta
l’attrezzatura, caratteri compresi, del grande tipografo francese. Desideroso di sperimentare, Torresani acquista una posizione di rilievo nell’arte tipografica veneziana, in particolare nella stampa di opere giuridiche e religiose. Ne è un esempio l’incunabolo presente nella collezione, datato 22 agosto 1494: Super prima et secunda parte Infortiati di Paolo di Castro. Venezia alla fine del XV secolo è meta di un altro personaggio che contribuirà a rendere famosa la tipografia italiana nel mondo: Aldo Manuzio. Nato a Bassiano intorno al 1450, studioso e umanista a Roma, si trasferisce poi nelle corti principesche e diventare precettore e maestro di lingua latina. Data la sua grande passione per la grammatica, l’ebraico e la letteratura greca ambisce a stampare con caratteri diversi e in nuovi formati. Per realizzare il sogno di trasformarsi in editore con i necessari capitali, s’affida alla fama che gode presso le importanti famiglie patrizie. Il suo progetto si realizza grazie a Pietro Francesco Barbarigo, personaggio politico e proprietario di cartiere, che diventa il suo maggior finanziatore nonché socio nell’impresa.
Nel 1495 Aldo coinvolge anche Andrea Torresani, ormai uno dei maggiori stampatori veneziani, e la società editoriale è costituita dunque da Barbarigo l’investitore, Torresani lo stampatore, Manuzio l’intellettuale, con l’abile orafo bolognese Francesco Grifo che realizza nuovi caratteri tipografici greci. Le edizioni aldine presentano un nuovo elegante tipo (il corsivo), la punteggiatura e un formato più pratico (in ottavo) che consente di raggiungere il vasto pubblico di gentiluomini colti e dame letterate.
Nel 1505 Aldo sposa Maria, la figlia di Torresani e la società è sempre più solida e a gestione familiare. Alla morte di Aldo nel 1515 l’azienda editoriale passa al suocero, il cui figlio Gian Francesco d’Asola, cresciuto nell’ambiente umanistico del Manuzio e ottimo conoscitore dei testi classici, assume la direzione tipografica. La produzione rimane legata al programma editoriale di Aldo, tutto improntato sui classici latini e greci, infatti vengono dati alle stampe solo tre testi in italiano: Vulgari elegantie, Decamerone, Cortegiano.