Museo

II Museo nasce nei primi anni Venti del secolo scorso ad opera di Goffredo Bellini, collezionista, ricercatore, appassionato di storia locale, che tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del secolo raduna reperti archeologici e cimeli di guerra, opere grafiche e pittoriche e libri antichi, documenti e autografi e oggetti d’arte sacra, creando nel tempo una vera e propria collezione, divisa in numerose sezioni che spaziano dall’archeologia all’arte, dalla storia militare alle scienze naturalistiche.

Storia

Goffredo Bellini (1870 – 1947), segretario della Congregazione di Carità di Asola, iniziò a raccogliere oggetti di vario genere nella sede del Monte dei Pegni, a cui si aggiunsero successivamente donazioni spontanee da parte degli asolani. Nel 1943 Bellini viene nominato Ispettore Onorario della Reale Soprintendenza alle Gallerie delle province di Mantova, Verona e Cremona.

La sua collezione era fruibile al pubblico anche quando privata, ed era stata organizzata dallo stesso fondatore in sette diverse sezioni:

  • sala archeologia e quadri;
  • locale dei marmi;
  • sala medio evo;
  • sala delle armi e mobili;
  • sala cimeli di guerra;
  • sala autografi, libri e stampe;
  • sala di storia naturale.

Vi era inoltre una Galleria dei quadri distaccata.
Non è chiaro quando di preciso la collezione diventa di proprietà pubblica, ma dopo la morte di Bellini questa viene lasciata in gestione al Comune, e viene trasferita presso le Scuola Media Schiantarelli. Negli anni 1960 e anni 1970 il museo viene portato avanti prima dal Gruppo Scout poi dal Gruppo archeologico Clesis. Nel 1972 viene trasferito in Viale Brescia, nel seminterrato della scuola elementare. Fra 1992 e 1994 è nel Palazzo Municipale, poi in via Turbini.
Nel 2006, dopo un restauro, il palazzo del Monte dei Pegni è tornato ad essere la sede del museo civico.

Collezione

L’allestimento attuale, nella sede originaria di Palazzo Monte dei Pegni, vede al piano terra una sezione introduttiva con una postazione multimediale in cui il visitatore può consultare il fondo librario con incunaboli e aldine e il fondo documentario della collezione. Seguono una stele funeraria egizia del Medio Regno e una kylix attica a figure nere, beni che testimoniano i contatti che il Bellini aveva nel mercato collezionistico dell’epoca.

La sezione archeologica accompagna il visitatore dall’età del Bronzo all’età romana con un’ultima sala lapidarium dedicata a materiali architettonici e lapidei appartenenti a diversi periodi storici, punto di contatto con l’allestimento al primo piano.

Procedendo al piano superiore si trova una sezione dedicata ai materiali della tradizione popolare, dagli antichi mestieri legati al focolare domestico alle diverse attività artigianali.

Il percorso continua poi con una sezione storica divisa in due sale: una con documenti relativi alla fine della dominazione veneta e all’Unità d’Italia con importanti opere di pittori impegnati nelle guerre d’Indipendenza: Ripari e De Tivoli; nella seconda sala armi, documenti e residui bellici descrivono la terribile sorte di milioni di soldati durante la Grande Guerra.

Il percorso prosegue nella sala storico-artistica con disegni e opere di pittori asolani e non otto-novecenteschi: quali Impaccianti, Parenti e Bernardi. Importante la recente donazione dell’artista Stefano Arienti dell’opera “Sant’Andrea e Sant’Erasmo” ispirata alle ante d’organo della Cattedrale realizzate dal Romanino.

Una sala a carattere topografico ospita materiali eterogenei per caratteristiche e per datazione ma simbolo della Città, come l’orologio dell’Ospedale e il pastorale in avorio di epoca matildica.  Qui una riproduzione in dimensioni originali della tela “L’Assedio di Asola” attribuita al Tintoretto racconta l’evento storico del 1516 e la vittoria degli Asolani sulle truppe imperiali di Massimiliano I.

Un’ala del palazzo è dedicata alla collezione di oggetti sacri e liturgici del Museo parrocchiale “G. B. Tosio”, dalle statue lignee alla quadreria dei santi, dagli oggetti ai paramenti sacri, con importanti opere pittoriche del Moretto.

Il museo si è arricchito recentemente di una sezione mineralogica dedicata ai donatori Elda Sandrin e Cesare Piubeni visibile su richiesta e comprendente seicento minerali provenienti da tutto il mondo.